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sabato, 22 novembre 2008
REP. DEMOCRATICA DEL CONGO

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO: CENNI STORICI

 

Preistoria e medioevo
La zona che porta oggi il nome di Repubblica Democratica del Congo è popolata da circa 10.000 anni. Tra il VII e l'VIII secolo vi si insediarono tribù bantu provenienti dall'attuale Nigeria. Queste popolazioni diedero luogo a un certo numero di regni, che nel XIV secolo furono unificati nel potente Regno del Congo, che nel suo momento di massima espansione controllava un territorio che si estendeva dall'Oceano Atlantico a ovest fino al fiume Kwango a est, e dal fiume Congo a nord fino al fiume Kwanza a sud.Nel XV secolo i Portoghesi entrarono in contatto con il Regno del Congo. Un esploratore veneziano al servizio del Portogallo, Alvise Cadamosto, tracciò nel XVI secolo una prima mappa della regione, che fu poi esplorata in modo sistematico e cartografata dall'inglese Henry Morton Stanley, che risalì l'intero tracciato del fiume Congo.Il Regno del Congo sopravvisse al contatto con gli Europei diversi secoli, passando a tempi alterni dalla sfera di influenza del Portogallo a quella dell'Olanda e viceversa. La fine del regno fu formalizzata dalla Conferenza di Berlino del 1884-1885, in cui la regione venne assegnata al re del Belgio Leopoldo II..
 
 Lo Stato Libero.
Leopoldo fece del paese uno Stato indipendente quale sua proprietà personale, e gli diede il nome di
Stato Libero del Congo, assumendo per sé il titolo di Sovrano del Congo. La popolazione indigena venne impiegata soprattutto nella raccolta di caucciù. Questa produzione fece la fortuna di Leopoldo, che in onore del Congo fece costruire molti edifici a Bruxelles e a Ostenda.
Nel XIX secolo vi furono episodi di violenza da parte di alcuni mercenari al servizio del Sovrano. Secondo alcune fonti, la mortalità e i crimini raggiunsero livelli altissimi in quel periodo. Sorsero così voci di protesta: in particolare, l'Associazione per la riforma del Congo (CRA), fondata nel 1904 dal giornalista inglese E.D. Morel, diede vita ad un grande movimento di opinione che coinvolse migliaia di persone sia in Europa che negli Stati Uniti, e a cui si unirono anche personalità come Mark Twain, Sir Arthur Conan Doyle e il diplomatico britannico Roger Casement, che in un rapporto aveva condannato i metodi praticati in Congo. La struttura governativa dello Stato Libero appariva decisamente inadeguata alle dimensioni del Paese, ormai fuori controllo, sicché nel 1908 Leopoldo II inserì il Congo nel novero delle colonie belghe, rinunciando a un impraticabile possesso privato.
Il Congo Belga.
Il Congo Belga divenne così una colonia vera e propria. Questo diede origine a un forte afflusso di coloni dall'Europa, che si insediarono principalmente sulla costa. Nel 1924 la Società delle Nazioni affidò al Belgio come mandato il Ruanda-Urundi che venne annesso al Congo e ne divenne la settima provincia; la colonia aveva ormai un territorio vastissimo e ricco di risorse boschive, giacimenti di diamanti, avorio e altro.Lo stato belga si occupò in prima istanza di applicare politiche d'intervento per la costruzione di aeroporti, ferrovie, strade. La vastità del territorio del bacino del fiume Congo da controllare portò a decentralizzare le strutture amministrative. Alcuni esponenti delle innumerevoli etnie congolesi, tra cui Simon Kimbangu, si opposero all'attività della potenza coloniale belga, mentre altri gruppi restarono molto fedeli agli europei.Con l'avvento delle indipendenze africane causata dall'impossibilità delle potenze europee di mantenere costosissimi imperi coloniali, la situazione degenerò e le lotte intestine si moltiplicarono. Il Belgio non aveva più la capacità di gestire direttamente un territorio così vasto e complesso.Nel 1959, dopo aver lasciato il paese per sottrarsi alla prigione, Patrice Émery Lumumba, uno dei principali protagonisti della lotta per l'indipendenza del paese, decise di partecipare alla Conferenza di Bruxelles sul Congo (20 gennaio - 20 febbraio 1960), riuscendo ad imporsi come uno dei protagonisti di primo piano.Temendo una guerra d'indipendenza come quella che ancora infiammava l'Algeria, il governo decise di ritirarsi, concedendo l'indipendenza al Congo il 30 giugno 1960. Lumumba divenne primo ministro. Inizialmente egli valutò la possibilità di trasformare il Congo in uno stato federale, coerentemente con la complessità demografica ed etnica del territorio, ma questa ipotesi venne poi accantonata per difficoltà di carattere politico-militare.Nel frattempo l'esercito, al cui comando erano rimasti ufficiali belgi, si fece talmente caotico che buona parte del personale di alto grado preferì ritirarsi, svuotando l'impalcatura amministrativa dell'esercito, sempre più in mano a caporioni locali.Negli stessi anni spinte autonomistiche si manifestavano nel bacino minerario della provincia di Katanga, represse nel sangue dal governo indipendentista.Il governo belga inviò le proprie truppe per proteggere i connazionali che rientravano proprio mentre Lumumba si rivolgeva all'ONU. La questione si inserì nel gioco della guerra fredda e Stati Uniti, con le proprie multinazionali economiche, e URSS, con le proprie multinazionali politiche, tentarono di lusingare il Congo. Lumumba appariva più orientato verso l'allineamento con l'Unione Sovietica, ma l'ingovernabilità del Congo fece sì che l'esercito prendesse il sopravvento. Emerse il colonnello Mobutu, che fece arrestare e condannare a morte Lumumba. Questi riuscì in un primo tempo a fuggire, ma, nuovamente catturato, fu infine giustiziato nel gennaio 1961.
 
L'era di Mobutu.
Mobutu Sese Seko, già capo di stato maggiore dell'esercito nel 1961, raggiunse in breve tempo il potere assoluto. Nel 1965 destituì
Joseph Kasavubu, capo di stato ormai privo d'ogni potere, inaugurando un regime lunghissimo e caratterizzato da un forte culto della personalità e da ambizioni notevoli in politica estera. Già nel 1965, con l'esecuzione di cinque ministri del suo governo accusati di alto tradimento (eseguita nello stadio di Kinshasa/Leopoldville e traformata in un macabro spettacolo), Mobutu mostrò il suo modo di intendere le cose: ogni atto governativo o giudiziario deve essere presentato al popolo come dimostrazione di potenza dello Stato.Assunto il titolo ufficiale di Maresciallo-Presidente, con poteri assoluti, Mobutu organizzò un proprio partito unico, il Movimento Nazionale Rivoluzionario (MNR), col compito di dare un nuovo volto culturale al Paese, basato sulla tradizione e sulle consuetudini locali. Nel 1971 lo Stato venne ribattezzato "Zaire", riprendendo antiche toponomastiche. Nello stesso periodo il Lago Alberto venne ribattezzato "Lago Mobutu Sese Seko". Il cristianesimo fu fortemente avversato dallo stato, a vantaggio del tradizionale animismo.Mobutu impose a tutti gli zairesi di assumere un nome tradizionale tribale: egli stesso si rinominò Mobutu Sese Seko Koko Ngbendu Wa Zabanga ("Mobutu il guerriero che va di vittoria in vittoria senza che alcuno possa fermarlo"). Nel frattempo il governo divenne ancora più nettamente autoritario, e nel 1969 una rivolta studentesca fu repressa nel sangue.In politica estera Mobutu strinse relazioni particolarmente buone con la Romania di Nicolae Ceauşescu, suo amico personale, ma riuscì anche ad accattivarsi la simpatia degli Stati Uniti. Amante degli eventi grandiosi, il 30 ottobre 1974 organizzò a Kinshasa il più famoso incontro della storia del pugilato, il "Rumble in the Jungle" in cui si sfidarono Muhammad Ali e George Foreman. Negli anni '80 Mobutu divenne alleato della Francia. Con la fine della guerra fredda, che Mobutu aveva sfruttato per dare al suo paese il ruolo di "ago della bilancia" nel continente africano, la crisi politica interna si fece sempre più grave. Nel 1990 Mobutu si rassegnò ad accettare la presenza di un Parlamento multipartitico al proprio fianco e a condividere il potere con il presidente del Parlamento stesso.Ma questo non risolse la crisi, che infine venne decisa dall'attacco di forze ribelli ruandesi ed ugandesi coalizzate sotto il comando di Laurent-Désiré Kabila. Nel 1996 le sue forze furono sopraffatte dal nemico e Mobutu, ormai stanco e malato, dovette fuggire in Marocco, dove morì nel 1997.
Il dopo Mobutu.
Nel 1997 il Generale
Laurent-Désiré Kabila vittorioso nella guerra civile si proclamò Presidente assoluto, governando per decreti e instaurando al potere il proprio clan in sostituzione di quello del suo rivale ormai defunto. Kabila ridiede allo Zaire il nome di Congo, riprendendo la vecchia bandiera dello Stato Libero, con qualche lieve modifica. Nel 1998 riprese la guerra civile e nel 2001 Kabila fu assassinato. Gli successe il figlio trentenne Joseph jr. Dal 2004 al 2008 si aprì una grave crisi tra il governo e i ribelli di Laurent Nkunda nel Kivu Nord e nel Sud Kivu. Nonostante un trattato di pace a gennaio, a fine ottobre 2008 il Conflitto del Kivu è riscoppiato in tutta la sua intensità, vedendo anche l'intervento del Fronte di Liberazione del Ruanda, di una missione ONU, dei regionali Mai Mai, e degli eserciti stranieri di Angola e Zimbabwe.

Postato da: giovanitalia a 09:57 | link | commenti (2)
africa, acqua, congo, bambini soldato, carestia, nord kivu

mercoledì, 18 giugno 2008
Il Salva berlusca è arrivato!scandaloso!

L'emendamento, il 2.0.800, sospende i processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 che prevedano pene detentive inferiori ai 10 anni e si trovino in uno stato compreso tra la fissazione dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado.Tra questi figura anche il processo stralcio sui presunti fondi neri di Mediaset nel quale Berlusconi è imputato di corruzione giudiziaria con l'avvocato britannico David Mills.
Il presidente Berlusconi con questa norma e poi con la misura sull'immunità per le alte cariche dello Stato sfuggirà a una sentenza, peraltro di primo grado, ma perderà una grande occasione per dare non solo serietà e corpo alle affermazioni che ha fatto autorevolmente in quest'Aula e in quella della Camera, ma anche per segnare davvero in questa legislatura l'uscita dalla transizione italiana e l'inizio di una nuova era del bipolarismo in Italia.Torneremo a vedere un film già visto, coronato ancora una volta dall'intervento della Corte costituzionale. Non è questa la politica che mi sarebbe piaciuto vedere!

Postato da: alessandro845 a 21:24 | link | commenti (11)

giovedì, 12 giugno 2008
La clinica degli orrori!!NO Napoli ma MILANO!!!!!!!!!!!!!

Dedico questo post allo scandalo che ha sconvolto il sistema sanitario italiano. Per la prima volta non stiamo parlando del SUD,ma della capitale del nord,MILANO!!
Truffa al Sistema Sanitario Nazionale ma anche omicidio volontario aggravato da crudeltà e lesioni personali gravissime: con queste accuse la guardia di finanza di Milano ha eseguito quattordici ordinanze di custodia cautelare nei confronti di primari, ex primari e altri medici della clinica privata convenzionata Santa Rita.

Tredici i medici che hanno ricevuto l'ordinanza, insieme al rappresentante legale della casa di cura. Due di loro adesso si trovano in carcere, mentre gli altri dodici sono agli arresti domiciliari. Secondo le prime rivelazioni, diciotto persone sono accusate di truffa aggravata e falso in atto pubblico, tra di loro tre medici accusati anche di lesioni gravissime e omicidio volontario. Anche la clinica Santa Rita deve rispondere in qualità di ente giuridico in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.

In carcere sono finiti Pier Paolo Brega Massone, responsabile dell'Unità Operativa di chirurgia toracica che in un sms si definisce "l'Arsenio Lupin della chirurgia", e Pietro Fabio Presicci, membro dell'equipe di chirurgia toracica. Sono invece agli arresti domiciliari: Paolo Francesco Pipitone, socio unico e legale rappresentante della casa di cura; Sampietro Maurizio, direttore sanitario fino al maggio 2007; Renato Scarponi, capo equipe presso l'Unità Operativa di Ortopedia; Merlano Gianluca, vice direttore sanitario dal novembre 2005 a maggio 2007; Mario Baldini e Paolo Regolo responsabili d'equipe presso l'Unità Operativa di Neurochirurgia; Maria Pia Pedesini, responsabile d'equipe dell'Unità Operativa di Urologia; Augusto Vercesi, responsabile dell'Unità Operativa di Urologia; Giuseppe Sala, responsabile dell'Unità Operativa di Anestesia; Giorgio Raponi, responsabile d'equipe presso l'Unità Operativa di Otorinolaringoiatria, la sua assistente Eleonora Bassanino e Marco Pansera, dell'equipe di chirurgia toracica.

Postato da: alessandro845 a 22:12 | link | commenti (2)

sabato, 24 maggio 2008
Di Pietro invita a manifestare Montecitorio

Il leader dell'Italia dei Valori ed ex ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro invita a manifestare martedì prossimo davanti alla Camera dei deputati per protestare contro l'approvazione del cosiddetto emendamento "salva-Rete 4"."Chiunque abbia a cuore la libertà di informazione e il rispetto per la legalità dice il leader dell'Idv - è invitato ad unirsi a noi dell'Italia dei Valori, martedì 27, in piazza Montecitorio, a partire dalle 11, per esprimere la propria disapprovazione nei confronti di quella che sarebbe una nuova, vergognosa, legge ad personam".

Postato da: alessandro845 a 14:18 | link | commenti (6)

mercoledì, 21 maggio 2008
DOVE è FINITA LA CORDATA ITALIANA ANNUNCIATA DAL CAVALIERE?

Prima delle elezioni  Silvio Berlusconi, uscendo da Palazzo Grazioli, replica ai cronisti che gli chiedono quanto sia probabile una cordata italiana per Alitalia. La risposta è chiara: «Penso ci sia la possibilità di concretizzare una cordata italiana in pochi giorni: sono assolutamente fiducioso su questo e credo anche che si possa fare con il sostegno di importanti istituti di credito». «Vista la posizione di Air France non ci resta che dare vita a un'altra offerta che sarà sicuramente presentata da imprenditori italiani insieme alle banche. Si deve dare ad altri la possibilità di conoscere la situazione» ha poi aggiunto Berlusconi.
Dopo le elezioni...Napoli,prmo consiglio dei ministri,Via libera del Senato al decreto che garantisce il prestito ponte da 300 milioni di euro ad Alitalia. L'aula di Palazzo Madama ha approvato infatti, in prima lettura, il disegno di legge di conversione del decreto-legge 23 aprile 2008, n.80 (cosiddetto 'decreto Alitalia'), che prosegue il suo iter alla Camera.Una domanda:DOVE è FINITA LA CORDATA ITALIANA ANNUNCIATA DAL CAVALIERE?DOVE SONO FINITE LE PROMESSE DEL "BUON SILVIO"!possibile che nessun telegiornale ne parli?forse già sentono la pressione del capo del governo!naturalmente pagheremo noi quest altro prestito mica il berlusca!

Postato da: alessandro845 a 23:13 | link | commenti (4)

martedì, 20 maggio 2008
L'immigrazione clandestina sarà reato

Ci sarà anche il reato di immigrazione clandestina nel pacchetto-sicurezza che il ministro dell’Interno Roberto Maroni si appresta a presentare al Consiglio dei ministri di domani a Napoli. E, ha dichiarato lo stesso titolare del Viminale, "ci saranno molte misure annunciate e molte altre, in particolare i poteri che vengono dati ai sindaci per contrastare i reati che vengono commessi sul territorio, in modo più efficace". "Tutti i sindaci di destra e di sinistra -ha aggiunto Maroni- ce lo chiedono. Nel pacchetto sicurezza ci sarà anche questa importante novità". Maroni esclude che il reato di immigrazione clandestina sia poco efficace e finirà solo per intasare i tribunali e sovraffollare le cerceri. "Non è così, il reato - ha proseguito il ministro dell’Interno - è previsto nell’ordinamento giuridico di molti paesi europei. Noi prevediamo di introdurlo, sia come deterrente per chi arriva clandestinamente, sia per rendere più efficace il provvedimento di esplusione. Questo è l’intendimento che verrà realizzato così come avviene in tutti i più importanti paesi europei".

Postato da: alessandro845 a 23:10 | link | commenti (2)

lunedì, 19 maggio 2008
Il presidente del senato!

Con la benedizione della presidenza del mafioso Andreotti, il socio e "collaboratore" del boss di Villabate è ora la seconda carica dello Stato. Quello che il boss Nino Mandalà chiamava "il cornuto" e che gli ha sistemato un bel po' di affari, Renato Schifani è stato eletto al primo colpo.
Quella che dovrebbe essere l'Opposizione "ferma" del Pd alla maggioranza berlusconiana, non ha posto ostacoli... ha, in buon ordine, abdicato con una "scheda bianca". Quella che si annunciava la "dura" opposizione per la "legalità e la questione morale" dell'IdV di Di Pietro, non ha posto ostacolo, ed anche qui, in buon ordine, ha abdicato con una "scheda bianca" e l'annuncio, come Anna Finocchiaro, del pieno rispetto per la "carica istituzionale".
Non è un incubo, è l'Italia: Renato Schifani, l'autore - insieme agli ulivisti Boato e Meccanico - del famoso "lodo" che voleva garantire l'impunità alle cinque più alte cariche dello Stato, a garanzia totale di Silvio Berlusconi e che è stato dichiarato "anticostituzionale", è ora Presidente del Senato della Repubblica.
Se nessuno ha osato abbondare quell'Aula presieduta - per "anzianità" - da un mafioso accertato con sentenza definitiva, quale è Giulio Andreotti, figurarsi se a qualcuno veniva in mente di ricordare chi è Schifani. Infatti lo hanno tutti applaudito per il suo "sincero" discorso.
Chi è Schifani, quindi, lo ricordiamo noi...

"Schifani disse a La Loggia: ?senti Enrico, dovresti telefonare a Nino Mandalà, perché ha detto che a Villabate Gaspare Giudice non ci deve mettere piede... e quindi c'è la possibilità di recuperare Nino Mandalà, telefonagli'. Il mafioso è quasi divertito. Tanta confusione intorno al suo nome in fondo lo fa sentire importante. Alzare la voce con i politici è sempre un sistema che funziona. E, secondo lui, anche Renato Schifani ne sa qualcosa. Dice Mandalà: ?Simone, hai presente che Schifani, attraverso questo [il candidato di Misilmeri]... aveva chiesto di avere un incontro con me, se potevo riceverlo. E io gli ho detto no, gli ho detto che ho da fare e che non ho tempo da perdere con lui. Quindi, quando ha capito che lui con me non poteva fare niente, si è rivolto al suo capo Enrico La Loggia che, secondo lui, mi dovrebbe telefonare. Ma vedrai che lui non mi telefonerà. Mi può telefonare che io, una volta, l'ho fatto piangere?
Nell'auto di Simone Castello la domanda del boss di Villabate è seguita da qualche secondo di silenzio. Poi le microspie dei carabinieri registrano la storia di un'amicizia tradita. Una storia di mafia in cui i capibastone minacciano e i politici, terrorizzati, chiedono piangendo perdono.
Mandalà la narra con astio, tutta d'un fiato. Torna con la mente al 1995, l'anno in cui suo figlio Nicola era stato arrestato per la prima volta. Accusa La Loggia di averlo lasciato solo, di averlo ?completamente abbandonatoì, forse nel timore che qualcuno scoprisse un segreto a quel punto divenuto inconfessabile: lui e Nino Mandalà non solo si conoscevano fin da bambini, ma per anni erano anche stati soci, avevano lavorato fianco a fianco in un'agenzia di brokeraggio assicurativo.
?Non mi aspettavo che dovesse fare niente, che dovesse fare dichiarazioni alla stampa, ma almeno un messaggio, ?ti do la mia solidarietà', [mr lo poteva mandare]. Stiamo parlando di un rapporto che risale alla notte dei tempi, quando eravamo tutti e due piccoli - lui è più piccolo di me - [nemmeno] mi ricordo quando ci siamo conosciuti. [Ma] suo padre... era mio padre, lui era un cristiano con i cazzi, non [come] questo pezzo di merda... [Poi siamo stati] soci in affari perché abbiamo avuto assieme una società di brokeraggio assicurativo, lui presidente e io amministratore delegato. [Andavamo] in vacanza assieme...'
Il portaordini di Provenzano cerca d'interromperlo, sembra voler tentare di calmarlo: ?Va bene, magari è il presidente [dei senatori di Forza Italia e non si può esporre]...'
?D'accordo, però, dico, in una situazione come questa... Dio mio mandami un messaggio. [Poteva farlo attraverso] ?sto cornuto di Schifani che [allora] non era [ancora senatore], [ma faceva] l'esperto [il consulente in materie urbanistiche] qua al Comune di Villabate a 54 milioni [di lire] l'anno. Me lo aveva mandato [proprio] il signor La Loggia. Lui [Schifani] mi poteva dire, mi chiamava e mi diceva: ?Nino vedi che, capisci che non si può esporre però è con te, ti manda [i saluti]'. No, e invece non solo non mi manda [a dire] niente lui, ma Schifani...'
?Dice che non ti conosce...'
?Schifani, quando quelli là in Forza Italia, gli chiedono ?ma che è successo all'amico tuo, al figlio dell'amico tuo' risponde ?amico mio?...no, manco lo conosco, lo conosco a mala pena'. [Così] il signor Schifani [quando veniva a Villabate] per motivi di lavoro [la consulenza per il Comune] vedeva a me e, minchia, scantonava, scivolava, si spaventava come se... come se prendeva la rogna, capisci? Poi, un giorno, dopo la scarcerazione di Nicola, [io e La Loggia] ci siamo incontrati a un congresso di Forza Italia. Lui viene e mi dice: ?Nino, io sai per questo incidente di tuo figlio...'.
Gli ho detto: ?Senti una cosa, tu mi devi fare una cortesia, pezzo di merda che sei, di non permetterti più di rivolgermi la parola'.
?Ma Nino, ma è mai possibile che tu mi tratti così?'.
?E perché come si deve trattare? Perché non è possibile spiegarmelo. Chi sei?'
?No, ma io non dico questo, ma i nostri rapporti...'
?Ma quale rapporto.'
?Senti possiamo fare una cosa, ne possiamo parlare in ufficio da me?', ?Si perché no...' E ci siamo trasferiti in via Duca della Verdura [lo studio di La Loggia].

Postato da: alessandro845 a 22:42 | link | commenti

mercoledì, 14 maggio 2008
Di Pietro,unica persona leale rimasta!

"È il primo inciucio di questo inizio legislatura". il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, attacca in modo pensate quello che dovrebbe essere uno dei suoi maggiori alleati, Walter Veltroni, e lo accusa di non fare una giusta opposizione: "Gli interventi di Veltroni e Cicchitto? Un discorso a voce sola - ha commentato Di Pietro, che in Aula ha fatto di tutto per distruggere il clima sereno che si era creato fin da ieri - Il mio partito "non cadrà nella tela del ragno. Noi non abboccheremo e non credo che lo faranno gli amici del Partito democratico. Una cosa è ascoltarla e un'altra è venirle appresso. Faremo un'opposizione "decisa, senza compromessi eppure costruttiva: qualora vi dovessero essere provvedimenti nell'interesse dei cittadini noi li voteremo". Poi l'ex magistrato inizia la sua personale guerra contro il Cavaliere: "Lei è sceso in politica per i suoi interessi personali e giudiziari. Vuole una giustizia forte con i deboli e debole con i forti. A suo uso e consumo. Lei è in conflitto di interessi con se stesso e nessuno può sapere se le decisioni che prende le prende per sè o per altri".

Postato da: alessandro845 a 23:08 | link | commenti (3)

domenica, 11 maggio 2008
Richiesta di aiuto da napoli

Vi chiediamo AIUTO per la discarica di Chiaiano

 

Chiaiano

A Chiaiano continua la protesta degli abitanti, contrari all'edificazione della mega discarica all'interno di una vecchia cava di tufo. Si vuole far passare questa protesta come il solito personalismo di chi non vuole accollarsi un problema, ma non è così. Fare la discarica li, significa inquinare le falde acquifere secondo i geologi, perchè il tufo è igroscopico ed è una pietra viva. Anche gli oncologi sono in allarme per la vicinanza di molti ospedali napoletani alla zona interessata al disastro ambientale di stato. Il nuovo governo, sembra aver messo il bavaglio della censura ai mezzi di comunicazione, quali televisione e giornali. Nessuno ne parla se non superficialmente e a Napoli la spazzatura inonda nuovamente le strade. Sono più di tre giorni che giace in decomposizione. Con i 26° di questi giorni l'olezzo comincia a sostituirsi agli odori delle piante in fiore, classico di questo periodo.

Quello che poi non viene detto e che Chiaiano con Capodimonte, è l'ultimo polmone verde di Napoli, destinato ad essere un parco, date le sue caratteristiche ambientali, con tanto di fondi stanziati. Ma ovviamente i nostri politici hanno deciso di distruggere proprio questo paradiso verde pur di nascondere "la polvere sotto il tappeto", per colpa della loro incapacità. La differenziata non parte, i siti di compostaggio sono fermi, ma nessuno si interroga, i giornali tacciono, le televisioni ignorano, ma perchè? La gente comincia ad essere stanca, si sente presa in giro e la tensione sale, non si può umiliare così un popolo, dopo avergli chiesto i voti, dopo tante promesse che dalle nostre parti non sono mai mantenute

 

Si sta poi applicando una strategia contro la popolazione, che ricorda il periodo del risorgimento coloniale. Fare pagare a Napoli il disastro della spazzatura in decomposizione per le strade, facendo credere che la colpa è di Chiaiano. Mettono fratello contro fratello, cercando di fare scoppiare una guerra dei poveri o più semplicemente il disinteresse della gente. Questo è sbagliato, il problema è di tutti, il problema sono coloro che l'hanno creato, e che ora ce ne fanno pagare le colpe.

Il mio appello va a tutta quella parte di Napoli ancora sana, ai tanti movimenti politici e culturali che caratterizzano il nostro panorama  partenopeo. Non lasciamoli soli, qui si parla del nostro futuro, del futuro dei nostri figli, della nostra capacità contrattuale con uno stato padrone. Vorrei vedere le nostre bandiere sventolare, in una mega manifestazione pacifica, per far capire che il popolo napoletano è unito e compatto e pronto a fare fronte comune, per una pacifica affermazione dei propri diritti, da troppo tempo derisi e vilipesi.

Postato da: melsunk a 14:18 | link | commenti (1)

martedì, 29 aprile 2008
SE QUESTA è LIBERTà................

Se la sinistra vuole scontri, io ho 300mila uomini. I fucili sono sempre caldi.Lo ha affermato il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, rispondendo ai giornalisti prima di varcare il portone di Montecitorio. «Mi auguro - ha aggiunto Bossi - che la sinistra scelga la via delle riforme, non come l'altra volta che non vollero assolutamente la riforma federale». E a chi gli chiede un giudizio sull'invito di Berlusconi alla Lega a evitare iperboli verbali, ricordando che solo ieri ha definito i suoi fucili di carta, Bossi replica: «I fucili sono sempre caldi».Ecco chi ci governa!se non ottengono  quello che vogliono,  sono pronti a qualsiasi cosa!

Postato da: alessandro845 a 12:31 | link | commenti (9)